A Palermo, in un cortile di fronte al monastero di Santa Chiara, ogni notte apparivano sette bellissime fate.
Queste meravigliose creature rapivano per delle ore qualche uomo o qualche donna e li portavano in luoghi straordinari, come gli oceani più profondi, o i cieli più lontani.
Danzavano, cantavano e facevano feste incantevoli.
Appena il sole sorgeva riportavano il fortunato mortale nel luogo in cui era stato prelevato, e poi sparivano nel nulla…
Giusepe Pitrè racconta:
"‘Ntra stu Curtigghiu di li setti Fati, ‘nta la vanidduzza chi spunta ‘nfacci lu Munasteriu di Santa Chiara, vonnu diri ca la notti cci vinìanu sette donni di fora, tutti una cchiu bedda di ‘n’àutra. Sti donni si purtavanu quarchi omu o puramenti quarchi fimmina chi cci parìa a iddi, e cci facianu vidiri cosi mai visti: balli, sònura, cummiti, cosi granni. E vonnu diri puru ca si li purtavanu supra mari, fora fora, e li facianu caminari supra l’acqua senza vagnàrisi. Ogni notti faciànu stu magisteriu, e poi la matina spiriànu e ,un si nni parrava cchiui. Di ddocu nni veni ca stu curtigghiu si chiama lu curtigghiu di li setti Fati."
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
- A Siracusa, nel I secolo d.c. è sorta la prima comunità cristiana d'Europa. La prima chiesa cristiana fu realizzata su un tempio greco (sono visibilissime ancora le colonne). E all'interno della cattedrale si può leggere: "Ecclesia Syracusana, prima divi Petri filia et prima post Antiochenam Christo dicata".
- Chi ha detto che gli spaghetti li ha portati Marco Polo di ritorno dal suo viaggio in Cina nel 1295??? Il geogafo arabo Idrisi nel 1154 nel libro che ha scritto per conto di re Ruggero II, descrive Trabia (comune della provincia di Palermo)“come una pianura di vasti poderi né quali si fabbrica tanta pasta da esportarne in tutte le parti nella Calabria e in altri paesi musulmani e cristiani…”
- Dante e Petrarca in alcune loro opere testimoniano la nascita in Sicilia della letteratura italiana, perchè nella corte palermitana di Federico II di Svevia echeggiarono i versi delle prime poesie italiane con poeti come Jacopo da Lentini (che fu, tra l'altro, l'inventore del sonetto).
- Il primo trattato di gastronomia che si conosca è del siciliano Archéstrato da Gela e risale al IV sec. a.C.
- In Sicilia si ebbe il primo Parlamento, nel 1129, con Ruggero II. L'Inghilterra lo ebbe solo nel 1264. Si ebbe il primo Stato "burocratico", vale a dire basato su funzionari e non su una organizzazione feudale (vassalli, valvassori e valvassini). Si ebbe il primo stato "laico", indipendente dalla chiesa di Roma e soprattutto si continuò, come nel periodo arabo, ad applicare uno spirito di tolleranza religiosa e civile che nel resto d'Europa sarà riconosciuta solo nel 1598 (cioè ben quattro secoli dopo) con l'editto di Nantes di Enrico IV di Francia
- la Sicilia è la patria del grandissimo genio matematico Archimede da Siracusa...non quello di Topolino
- Le cassate siciliane confezionate nel monastero di Valverde, a Palermo, erano considerate le più delicate della Sicilia. la passione che le suore mettevano nella realizzazione di questo dolce, era tale, che nel 1575, il sinodo diocesano di Mazara del Vallo, ne proibì la realizzazione perchè distoglieva le monache dagli impegni spirituali.
- Nel dialetto siciliano non esiste nè il futuro semplice, nè il fututo anteriore.
- Puoi avere la pelle di tutti colori, marrone, nera, rossa...per i siciliani vieni denominato automaticamente "turcu" , Turco.
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mercoledì 26 maggio 2010
sabato 22 maggio 2010
La vecchia dell'aceto

In Sicilia Beautiful, Sentieri, Cento vetrine e chi più ne ha più ne metta ci fanno un baffo!
Noi abbiamo storie molto più interessanti, degne di una bella serie televisiva…
Durante il periodo dei Vicerè, nel XVIII secolo, visse a Palermo una “magara” chiamata Giovanna Bonanno.
A lei ricorrevano le donne che volevano sbarazzarsi dei propri uomini.
Giovanna possedeva un veleno molto potente, e questa famosa pozione magica che utilizzava per far uccidere i poveri mariti la scoprì per caso nell'anno 1786, quando venne a sapere di una bambina che si era sentita male a causa dell’ingestione dell’aceto per i pidocchi.
La prima cliente che ebbe fu una sua vicina di casa che desiderava fare fuori il marito perché voleva passare tutto il resto della sua vita assieme all'amante.
Ancora alle prime armi Giovanna non sapeva bene quali erano le quantità che servivano per uccidere qualcuno. Diede quindi alla vicina di casa una boccettina con il liquido velenoso, il marito bevve questo intruglio, ma finì “semplicemente” all’ospedale.
La vicina di casa dovette acquistarne altre due dosi per vedere il marito morto.
Nessun medico riuscì a capire che la causa della morte, e fu così che Giovanna iniziò il suo lavoro di “magara”chiamando la sua mistura "arcano liquore aceto".
Proprio in quel periodo nel quartiere della Zisa iniziarono a verificarsi delle morti misteriose…da fornai ad alcuni nobili della zona, dai giardinieri a qualche molestatore…in pratica Giovanna fece fuori un bel po’ di uomini e ne andava fiera!
Quando aveva quasi ottant’anni, un’amica, una certa Maria Pitarra, le chiese una dose di “liquore aceto” senza dirle chi sarebbe stato lo sfortunato.
Giovanna venne a sapere che l’uomo che avrebbe dovuto bere quell’intruglio sarebbe stato il figlio di Giovanna Lombardo, un’altra amica carissima. La volle avvertire ma non ci riuscì.
Sembra una telenovela, e se continuate a leggere arriva il colpo di scena…
La Lombardo, aveva intanto scoperto che la nuora, attraverso la Pitarra, aveva commissionato la pozione velenosa per il figlio e tramò una bella vendetta nei confronti della nostra magara.
Finse di voler comprare una dose di "aceto", e al momento della consegna si presentò con quattro testimoni, cogliendo in flagrante la Bonanno.
Nell'ottobre del 1788 Giovanna Bonanno fu processata per stregoneria, dove furono chiamati a testimoniare qualche superstite e il droghiere dove Giovanna acquistava l’aceto per i pidocchi.
Il 30 luglio 1789 l'avvelenatrice pendeva dalla forca.
Che ne dite? Non è una degna storia da Beautiful?
Noi abbiamo storie molto più interessanti, degne di una bella serie televisiva…
Durante il periodo dei Vicerè, nel XVIII secolo, visse a Palermo una “magara” chiamata Giovanna Bonanno.
A lei ricorrevano le donne che volevano sbarazzarsi dei propri uomini.
Giovanna possedeva un veleno molto potente, e questa famosa pozione magica che utilizzava per far uccidere i poveri mariti la scoprì per caso nell'anno 1786, quando venne a sapere di una bambina che si era sentita male a causa dell’ingestione dell’aceto per i pidocchi.
La prima cliente che ebbe fu una sua vicina di casa che desiderava fare fuori il marito perché voleva passare tutto il resto della sua vita assieme all'amante.
Ancora alle prime armi Giovanna non sapeva bene quali erano le quantità che servivano per uccidere qualcuno. Diede quindi alla vicina di casa una boccettina con il liquido velenoso, il marito bevve questo intruglio, ma finì “semplicemente” all’ospedale.
La vicina di casa dovette acquistarne altre due dosi per vedere il marito morto.
Nessun medico riuscì a capire che la causa della morte, e fu così che Giovanna iniziò il suo lavoro di “magara”chiamando la sua mistura "arcano liquore aceto".
Proprio in quel periodo nel quartiere della Zisa iniziarono a verificarsi delle morti misteriose…da fornai ad alcuni nobili della zona, dai giardinieri a qualche molestatore…in pratica Giovanna fece fuori un bel po’ di uomini e ne andava fiera!
Quando aveva quasi ottant’anni, un’amica, una certa Maria Pitarra, le chiese una dose di “liquore aceto” senza dirle chi sarebbe stato lo sfortunato.
Giovanna venne a sapere che l’uomo che avrebbe dovuto bere quell’intruglio sarebbe stato il figlio di Giovanna Lombardo, un’altra amica carissima. La volle avvertire ma non ci riuscì.
Sembra una telenovela, e se continuate a leggere arriva il colpo di scena…
La Lombardo, aveva intanto scoperto che la nuora, attraverso la Pitarra, aveva commissionato la pozione velenosa per il figlio e tramò una bella vendetta nei confronti della nostra magara.
Finse di voler comprare una dose di "aceto", e al momento della consegna si presentò con quattro testimoni, cogliendo in flagrante la Bonanno.
Nell'ottobre del 1788 Giovanna Bonanno fu processata per stregoneria, dove furono chiamati a testimoniare qualche superstite e il droghiere dove Giovanna acquistava l’aceto per i pidocchi.
Il 30 luglio 1789 l'avvelenatrice pendeva dalla forca.
Che ne dite? Non è una degna storia da Beautiful?
venerdì 5 giugno 2009
Attenti a dove mettete le pomelie se avete figlie femmine da sposare!

Conoscete la pianta di pomelia?
E' un arbusto dai fiori bianchi e profumati, arrivata in Europa nella metà del "700 per mano degli inglesi. Grazie al clima, si è poi diffusa in Sicilia.
Se in questo periodo camminate con il naso all'insù per le strade di Palermo, troverete un sacco di balconi adornati da queste meravigliose piante e i suoi fiori bianchi profumatissimi.
Il fatto che a Palermo la pomelia non stia in casa ma in balcone non è proprio un caso!
Si dice che una madre che possiede una figlia femmina, non può tenere la pomelia in casa.
Perchè?
Perchè se no la figlia non si sposa.
Tutti dicono di non credere a questa leggenda ma chissà perchè i balconi di Palermo sono pieni di pomelie profumate ed in casa neanche l'ombra...
lunedì 17 novembre 2008
Novembre: pasticcerie caleidoscopio di colori!

Durante il mese di novembre le pasticcerie siciliane si riempiono di colori.
Non bastano il verde, il rosso e l'arancione delle cassate...si aggiungono colori su colori e forme bellissime di frutta e ortaggi, creati con minuzia e di forma identica all'originale.
Sto parlando della frutta martorana, tipico dolce dei "Morti", un dolce di zucchero e farina di mandorla.
Sulla creazione di questi dolci esistono diverse teorie e leggende, di certo c'è soltanto che sono moooolto buoni e sono stati creati dalle Monache del convento di Santa Maria dell'Ammiraglio, a Palermo.Chissà per quale motivo, le cose più buone vengono sempre create da monaci e monache...Dom Perignon, cannoli siciliani etc...
Il convento di Santa Maria dell'Ammiraglio fu realizzato per le nobildonne dell'ordine di San Benedetto e voluta dalla nobildonna Elisa Martorana.
Si narra che all'interno del monastero le suore avessero creato uno dei giardini più belli della città e un'orto con buonissimi ortaggi.
Il Vescovo, incuriosito, decise di andarlo a visitare approfittando del suo status.
La visita, però, fu in pieno inverno, quando gli alberi erano spogli e l'orto non dava molti ortaggi. Le monache allora decisero di crare dei frutti colorati con la pasta di mandorla per addobbare gli alberi spogli, e creare degli ortaggi per abbellire l'orto.
In questo modo è nata la frutta martorana con coloratissimi mandarini, arance, melograni, limoni, zucche, carciofi e chi più ne ha più ne metta...Le monachelle a quel punto iniziarono a fare business con l'idea...
Visto il successo iniziarono a preparare la frutta martorana per le famiglie ricche.
Un servo, mandato a ritirare il pacco di dolciumi, metteva una moneta nella ruota e in cambio riceveva un bel vassoio di frutta...dolce!
venerdì 19 settembre 2008
Fantasmi artisti?
Va di moda pensare che molti teatri famosi abbiano i propri fantasmi che girano tra le quinte e tra i vari palchetti.

Perchè un teatro come l'Opera di Parigi deve avere il suo bel fantasma, il suo bel libro sul fantasma, il suo bel film sul fantasma, il suo bel musical sul fantasma e noi , a Palermo, non possiamo avere il nostro?
Anzi, quello nostro si distingue ancora di più perchè è una donna...
Prima di cominciare la storia, è giusto raccontare che alla fine dell'ottocento, per costruire il teatro Massimo Bellini, il comune di Palermo decise di abbattere la Chiesa ed il Monastero delle Stimmate di S. Francesco, la Chiesa e Monastero delle Vergini Teatine dell'Immacolata Concezione, la Chiesa di Santa Marta e la Chiesa di Sant'Agata di Scorruggi delle Mura che occupavano un'area di circa 25.000 metri quadrati al centro di Palermo ma, a quanto pare, davano leggermente fastidio alla costruzione del teatro.
Per fare in modo che fosse il terzo teatro più grande in Europa si doveva pur sacrificare qualcosuccia!
Si narra che durante le demolizioni fu involontariamente profanata la tomba di una suora che, disturbata nel suo eterno riposo, arrabbiata, volle creare qualche problemuccio.
Si dice che l’ombra di una suora di bassa statura sarebbe apparsa diverse volte sul palcoscenico, tra le quinte e nei sotterranei.
Addirittura si sentono a volte anche dei rumori misteriosi.
Il fantasma della monaca sembra che si aggiri irrequieto per il teatro lanciando maledizioni. Infatti, si racconta che sia stata colpa sua se il teatro fu costruito in 23 anni e per altri 23 anni rimase chiuso per restauri.
Misteroooooooooooooooooooooo

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